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		<title>per&#124;do&#124;no</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 22:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbecedario]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/03/perdono-e-scrittura.jpg>Il perdono e la scrittura</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="font-size: x-large;">Il perdono e la scrittura</span></em></strong></p>
<p><span style="font-size: small;">( Ciampi&#8217;s Lab del 19/2/ 2010 )</span></p>
<p><em>Riporto questo pezzo dell&#8217;amico Enzo Ciampi (</em><a href="http://www.vincenzociampi.it/">vincenzociampi.it</a><em>) e &#8211; ci tengo a dirlo &#8211; non solo perchè mi appare bello ciò che qui scrive ma pure, e assai più concretamente di ciò che si è soliti dire, perchè mi convince.</em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: justify;">Essere istruiti a volte è fuorviante. La dimestichezza con le parole pesa. <br />
 La mente umana, in realtà, è un archivio disorganizzato, utilizzato solo in minima parte. Miliardi di frammenti del vissuto che nella normale quotidianità assumono parvenza logica, poi se abbassi le difese impongono la loro anarchia. Nei sogni tutto questo è evidente, la sedia del regista non è tua, il magazzino recupera ciò che vuole e lo ripropone. Ma negli stati intermedi sui cui si articola la memoria puoi oscillare, vagare, navigare a vista.</p>
<p>&#8220;Mixing memory and desire&#8221;, come scriveva Eliot.</p>
<p>Allora si cerca di dare un nome alle cose ed alle persone, di aggregare i frammenti in sequenze &#8220;storiche&#8221;, , di giudicare te stesso attraverso concetti che più sono evoluti, meno sono affidabili. <br />
 Solo il processo creativo ti restituisce chiarezza e semplicità; ma prima di arrivarci passi attraverso una nebbia che in realtà è fumo, tanto più intenso quanta è la carne che metti al fuoco.</p>
<p>La trappola del ricordare è subdola: può navigare sopra emozioni già mediate &#8211; o dimenticate &#8211; senza che riesplodano, facendole rimanere sospese un po&#8217; più su del diaframma, ed è una sofferenza controllabile, che non interrompe l&#8217;esplorazione.<br />
 Così, nel ricondurre tutto a a parole , concetti, significati,si fa una sorta di letteratura non scritta che non serve a nulla, se non si concretizza in qualcosa di comunicabile e di leggibile; resta in mezzo, racconti a te stesso la tua vita in piccoli episodi, senza garanzia di verità. Con troppa indulgenza.</p>
<p>Qui è il pericolo. Non appena esci dalla taumaturgica dimensione del fare &#8211; che contiene in sé, sempre, un po&#8217; di futuro &#8211; puoi restare ad osservare quel personaggio (te stesso) che inconsapevolmente hai raccontato per anni, credendolo vero . Basta abbassare la guardia, basta che qualcosa o qualcuno si insinui al momento giusto, e la finzione si dissolve come per incanto. Anzi, per stregoneria.<br />
 Sei lasciato solo nella tua originaria fragilità, devi ricostruire il tracciato. Devi raccontare a te stesso un&#8217;altra storia, quella vera. E se la scopri troppo diversa, puoi arrivare all&#8217;odio. </p>
<p>&#8220;After such knowledge, what forgiveness?&#8221; . Dopo una tale conoscenza, che cos&#8217;è mai il perdono?<br />
 E&#8217; una domanda che non ha che fare con la remissione dei debiti ai nostri debitori. Nè con la giustizia. O il Vangelo. <br />
 Se così fosse, varrebbe solo un paradosso assai veritiero, il seguente : la vendetta non è altro che l&#8217;impossibilità di sostenere il peso del rancore; e il perdono è esattamente la stessa cosa.</p>
<p>Qui invece si parla di un altro perdono, che non può essere elargito gratis. Si parla del perdonare se stessi.<br />
 Il che non può avvenire subito, alla prima difficoltà, perché in quel caso sarebbe autoassoluzione, autoindulgenza, ricerca di alibi, rimozione, desiderio di ricominciare come prima senza pesi. <br />
 Un perdono di comodo, insomma.</p>
<p>No. E&#8217; indispensabile sapersi perdonare di essere fragili, di non essere invulnerabili, di non essere infallibili. Di non essere eroi viventi in un&#8217;epica improbabile, tutta centrata sull &#8216;affermazione di sè.</p>
<p>Catullo arrivò ad odiare Clodia/Lesbia , che lo tradiva, e poi lo ignorava. Dopo averle dedicato in versi meraviglie d&#8217;amore, arrivò a definirla ignobile prostituta. E nell&#8217;esprimere questo, Catullo in realtà odiava se stesso, per essersi buttato via, per aver parlato d&#8217;amore a chi non conosceva l&#8217;amore, mentre era coinvolto e soggiogato da un gioco erotico destinato per sua natura ad esaurirsi. Così Catullo arrivò ad detestarsi, a darsi del pazzo , a non perdonarsi della propria umanità. Solo scrivendo di questo ne prese coscienza, e affidò perdono e riabilitazione ai carmina. Noi possiamo leggerli, e lo sappiamo. Recuperò la propria fragile umanità attraverso la forza della verità, lui che in fondo era uomo coraggioso, in grado di sfidare perfino Cesare. E riuscì ad esprimere quella forza in letteratura. Lesbia era tornata ad essere un suo strumento. </p>
<p>IL Pilato di Bulgakov odiava se stesso per aver fatto condannare Gesù. Cercava il perdono, e alla fine fu una magia diabolica ad avvicinarlo al perdono; il male a trasformarsi in Bene. Semplicemente, aveva chiesto aiuto, e alla fine l&#8217;aveva trovato. Era il perdono di se stesso. perché non serviva redenzione, servivano solo le lacrime, le sue , o magari quelle di altri. Una banale , irresistibile umanità. </p>
<p>Perdonarsi di essere solo degli umani è il primo, importante passo per accendere una luce di verità su noi stessi. E per riconoscerla negli altri. </p>
<p>Per chi ambisce a raccontare la vita, o soltanto una storia, è il primo gradino: riconoscere ciò che convive all&#8217;interno degli individui suoi simili. &#8220;Tu, hypocrite lecteur,mon semblable, mon frére&#8221;. Accettare il dolore. Accettare l&#8217;errore. Sapere che il bene coesiste con in male, il coraggio con la paura, l&#8217;intelletto con le passioni, i desideri con le frustrazioni. Tutto questo, dopotutto, rende veri gli esseri umani. E i personaggi dei loro racconti.</p>
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		<title>L&#8217;amore di E.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[di ny. a.]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/03/22040_1310509810065_1450204609_831732_2738087_n.jpg>L'amore di E.</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Ninny Aiuto</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: justify;">Le spiccavano lustrini e piumette nelle notti simil-mondane. Il resto, l&#8217;enciclopedia, serviva da contorno, mostra di un&#8217;incessabile curiosita&#8217; di facciata (giacche&#8217; mai senti&#8217; concreto interesse per qualcosa che in lei non si specchiasse, inclusi i paesaggi). Reclamava l&#8217;amore, quel bel giocattolo troppo frettolosamente messo da parte. Di qui l&#8217;assai vago rimpianto per un vuoto inavvertitamente cercato.<br />
 Che dire degli altri? Decise e inutilmente decisioniste le amiche nel rincuorarla, inopinatamente dolci i ragazzi, in specie l&#8217;amico del nord che ora offriva soluzioni diversive dallo stupido ricordo di quell&#8217;altro, che gliel&#8217;aveva pure soffiata neanche il tempo di metterle gli occhi addosso. A lei questo non sfuggiva. E il rischio di trovarsi in imbarazzo non la preoccupava: ormai era libera, anche di sperimentare. Dopotutto, per il passato poteva rimproverarsi poco o nulla. Semplicemente quell&#8217;altro non aveva capito quanto lei avesse fatto per tenerselo, ma lui si fissava. Ecco, proprio questo. Anche adesso, per esempio, se solo lui avesse saputo delle ore che lei passava a rimarcare i finali tristi delle poesie d&#8217;amore che piu&#8217; le erano piaciute, lui le avrebbe rammentato che &#8220;l&#8217;arte, d&#8217;ufficio, mai dovrebbe aver pieta&#8217; di noi&#8221;. In realtá, lui non aveva avuto pieta&#8217; neanche per se&#8217; stesso. Va bene, qualche errore c&#8217;era stato, le solite liti e l&#8217;ultima, la piu&#8217; stupida, paradossalmente convertita in tragedia. Inizialmente proprio non voleva saperne di tornare con lei, poi, dopo alcuni giorni e altrettanti messaggi, si decise a chiamarla. Si videro e baciarono senza freni nell&#8217;auto di lei malamente parcheggiata in un luglio che sembrava distratto. Almeno finche&#8217; lei non dovette dirgli della sua imminente e anticipata partenza per la solita meta di villeggiatura estiva: nell&#8217;incertezza di dover patire ancora qualcuno di quei giorni, aveva accettato il passaggio di un&#8217;amica. Non poteva fare granche&#8217;, la famiglia l&#8217;avrebbe raggiunta in pochi giorni. In fondo lei lo amava e s&#8217;era trattato solo di una sfortunata coincidenza di tempi: se lui avesse chiamato appena qualche giorno prima, lei non avrebbe&#8230;e forse&#8230; Ma nulla. Lui non volle capire.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Gli <em>ex</em> sono <em>ex</em>!&#8221; le diceva l&#8217;amica piu&#8217; premurosa, quasi potesse sentire la natura delle incertezze di E. Ma poi che termine era <em>ex</em>? Si era <em>ex</em> direttori, <em>ex</em> presidenti, <em>ex</em> respnsabili di settore, <em>ex</em> corridori, nuotatori, calciatori, ma non si potrebbe mai e poi mai esser <em>ex</em> musicisti, scrittori, pittori; amanti. E non poteva neanche troppo lamentarsene: lei stessa aveva indottrinato il suo intorno alla pessima opinione di lui. Che&#8217; se avesse avuto una qualche base, allora quest&#8217;assurda malinconia sarebbe divenuta del tutto inspiegabile. &#8220;Andiamo a ballare ragazze?&#8221;. Era l&#8217;antidoto. La pìsta sarebbe stata il suo scenario e uomini in visibilio avrebbero seguito ogni vibrazione delle sue gambe sul corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando stavano insieme, anche a lui piaceva vederla ballare ma, pur non ammettendolo, ne era geloso. Quasi pensasse a lei come ad un quadro: ferma spingeva lo spettatore ad un&#8217;osservazione composta e piena di soggezione, tanto era articolata la sua bellezza. Ma un suo movimento, qualsiasi, sarebbe stato irresistibile per chiunque vi avesse assistito.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Mica potevi fare la statuina &#8211; passami una sigaretta&#8221;.<br />
 &#8220;Ma no, infatti&#8221;.<br />
 &#8220;Grazie&#8230; ti&#8230; ti voleva disegnare lui, con i suoi occhi&#8221;<br />
 &#8220;Forse&#8221;<br />
 &#8220;Martini?&#8221;<br />
 &#8220;No, un Negroni. Stasera ho voglia di bere&#8221;<br />
 &#8220;Come vuoi, basta che non ci pensi piu&#8217;. Stiamo qui per divertirci&#8221;<br />
 &#8220;Ma si&#8217;, stasera ci divertiamo&#8221;<br />
 &#8220;Tanto non ti meritava&#8221;<br />
 &#8220;Questo non l&#8217;ho mai capito&#8221;<br />
 &#8220;L&#8217;hanno capito gli altri pero&#8217;. Ma quello la&#8217; poi?&#8221;<br />
 &#8220;Si&#8217;, ma non e&#8217; lo stesso!&#8221;<br />
 &#8220;Ma se ti trovi bene&#8230;&#8221;<br />
 &#8220;Si&#8217;, si&#8217;, ma non e&#8217; questione di trovarsi bene &#8211; ah grazie&#8221;<br />
 &#8220;Un tovagliolino?&#8221;<br />
 &#8220;Si&#8217;&#8221;<br />
 &#8220;Ma come no? Prima di tutto devi star bene con una persona&#8221;<br />
 &#8220;Sarà&#8230; la verità è che a volte non so perchè ci penso&#8221;.<br />
 &#8220;Ecco. Non ci pensare e basta. Dai, che il dj mi pare si sia svegliato!&#8221;<br />
 &#8220;Finalmente!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Si riavvicinarono al gruppo di amiche con le quali avevano deciso di festeggiare se stesse. Lei, a tratti e in sottofondo, avrebbe continuato a pensare a lui ancora per un po&#8217;: chissá dov&#8217;era, con chi. Chissá come sarebbe stato vederselo rispuntare all&#8217;improvviso&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Questa é la mia &#8216;famosa&#8217; amica&#8230;&#8221;<br />
 &#8220;Famosa io?&#8221;<br />
 &#8220;Scusa. L&#8217;ho detto io alla tua amica: bella come sei pensavo di averti vista sulla copertina di qualche rivista.&#8221;<br />
 &#8220;Ahahah&#8230; che tipo! &#8221; &#8211; e chissá se lui, dovunque ora si trovasse, si chiedeva le stesse cose.<br />
 &#8220;Piacere. Marco&#8221;<br />
 &#8220;Piacere, E..&#8221;<br />
 &#8220;So giá il tuo nome&#8221;<br />
 &#8220;Sempre la mia amica, scommetto..&#8221; &#8211;  Chissá se&#8230;<br />
 &#8220;Eh sí, l&#8217;ho messa un po&#8217; sotto torchio&#8230; Vieni spesso qui?&#8221;<br />
 &#8220;Non spessissimo&#8230;&#8221; &#8211; &#8230;ma no! No! Forse&#8230; anzi, sicuramente, se ne stava da qualche parte a bere la sua bottiglia preferita con qualche scemetta &#8211; &#8220;&#8230;E tu?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Si sveglió alla prima chiamata della madre che, come sempre, pareva giá l&#8217;ennesima. Si alzó e si vide bella. Sapeva di esserlo, eppure poche volte quello specchio le pareva esser stato tanto magnanimo con lei. E al mattino, poi! E pensó anche che poteva ben dirsi &#8220;basta&#8221;. Basta con quella malinconia, che se anche fosse nostálgia di lui, non sarebbe servita a nulla senza fare un passo. Basta con quell&#8217;inconfessato senso di colpa che, lungi dall&#8217;aver qualche fondamento, era riuscito a instillarle. Era bravo con le parole lui. In realtá figurarsi se lei davvero avrebbe fatto qualcosa per perderlo; almeno non coscientemente. Basta con quella telenovela degli &#8220;ho sentito, ho saputo, sembrerebbe..&#8221;. Che se ne stesse pure dove stava, lui. E lei con la sua vita: in fondo non le mancava nulla.<br />
 &#8220;Devo concentrarmi su quello che ho&#8221;, ripeté in mente persino sotto la doccia e, dopo, asciugandosi i capelli. Ma l&#8217;accappatoio le si aprí appena a mostrare sullo specchio cenni del suo corpo, e per qualche attimo prese a osservarsi, attentamente, come cercasse dei segni, degli indizi. Quando tornó in sé, voltó di scatto la testa a guardarsi alle spalle, frettolosamente riannodando la cintura del suo accappatoio bianco. Senza volerlo, scoppió in un pianto: riusci&#8217; a malapena a soffocarlo nel primo asciugamano che si ritrovó a portata di mano.<br />
 Uscí dal bagno silenziosamente e si preparó. Muta. Solo la madre cercó inutilmente di carpirle qualcosa prima che lei uscisse di corsa in preda all&#8217;apparente urgenza di quella giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori cadeva una pioggia lenta che teneva compagnia. Dalle vetrine del caffe&#8217; gli ombrelli sfilavano in rassegna mostrando di tanto in tanto il segno della differenza: quei pochi dai colori sgargianti in mezzo a tanti dalla tela scura davano sensazione di solitudine, compassione piuttosto che di viva allegria. E poi, lei pensava, un colore sotto la pioggia e&#8217; come un sentimento costretto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;É interessante, carino, premuroso. Amabile, m&#8230;&#8221;<br />
 &#8220;E a letto?&#8221;<br />
 &#8220;Ahaha&#8230; Ma che domande mi fai. ..&#8221;<br />
 &#8220;Siamo o non siamo amiche?&#8221;<br />
 &#8220;Sí, sí. Ma adesso non saprei cosa dirti..&#8221;<br />
 &#8220;Vabbe&#8217;, continua&#8230; &#8216;amabile&#8217; e&#8230;&#8221;<br />
 &#8220;E&#8230; eppure so giá di non esserne innamorata&#8221;<br />
 &#8220;Ma come fai a saperlo?&#8221;<br />
 &#8220;Certe cose si sentono subito!&#8221;<br />
 &#8220;Ancora lui!&#8221;<br />
 &#8220;Lui chi?&#8221;<br />
 &#8220;Non voglio neanche nominarlo&#8221;.<br />
 &#8220;Ah&#8230; LUI! Beh, forse.&#8217;&#8221;<br />
 &#8220;Forse?&#8221;<br />
 &#8220;Insomma, credo di sí&#8221;<br />
 &#8220;C&#8217;é solo un modo per scoprirlo&#8221;<br />
 &#8220;Incontrarlo? No, no&#8230; per caritá!&#8221;<br />
 &#8220;E allora che senso ha tutto questo?&#8221;<br />
 &#8220;Non lo so&#8221;<br />
 &#8220;Lascialo perdere quello e concentrati su Marco&#8221;<br />
 &#8220;Ci provo&#8221;<br />
 &#8220;A che ora vi vedete? &#8220;<br />
 &#8220;Tra poco piu&#8217; di un&#8217;ora&#8221;<br />
 &#8220;E allora perché mi hai detto che avevi da fare alle cinque?&#8221;<br />
 &#8220;Non mi andava di spiegarti per telefono. Voglio aspettarlo qui, da sola, bere qualcosa e magari approfittarne per leggere un po&#8217; &#8220;<br />
 &#8220;Ah.. allora sará meglio che vada&#8221;<br />
 &#8220;Non prendertela&#8230;&#8221;<br />
 &#8220;Ehi, siamo amiche! Nessun problema&#8221;<br />
 &#8220;Grazie tante tesoro!&#8221;<br />
 &#8220;Ci sentiamo domani&#8230; e mi racconti&#8221;<br />
 &#8220;Certo&#8221;<br />
 &#8220;Mi chiami tu?&#8221;<br />
 &#8220;La borsa&#8230; certo&#8221;<br />
 &#8220;Ah grazie&#8230; per poco la scordavo &#8211; a domani ciccia!&#8221;<br />
 &#8220;Ciao&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Lei rimase seduta e, non appena l&#8217;amica ebbe varcata la soglia, lanció lo sguardo in cerca di un cameriere. Il piu&#8217; simpatico le sembro&#8217; quello col baffettino e senza papillon, in qualche modo perfino rassicurante. Gli fece cenno ed estrasse dalla sua borsa un libro di storia dell&#8217;arte pubblicato nel dopoguerra: l&#8217;aveva sorpresa proprio ad un bancarella dietro l&#8217;angolo, in piazza Esedra, e come gli strideva il titolo su quella copertina bianca con caratteri cubitali neri, forse più adatti ad un libro d&#8217;inchiesta. Ordinò un cappuccino e il baffetto del camariere si distese in segno di commiato per l&#8217;ordinazione ricevuta; lei lo fisso&#8217; per un momento, poi ripose il libro per una penna ed un&#8217;agendina che utilizzava come un taccuino. Pensava fosse il momento di scrivere e non tanto perche&#8217; qualche volta aveva lasciato intendere di amarlo ancora: era la dignita&#8217; della fine che era mancata. Forse era questo dato che trasformava l&#8217;incertezza in qualcosa che non era ancora un tormento.<br />
 Che strano, era stata lasciata eppure s&#8217;era sentita accusata di fuga, di abbandono. Sembrava all&#8217;altro d&#8217;esser lui la parte offesa. Ma che ne sapeva lui della forza che le era servita per rialzarsi, per vivere quell&#8217;estate appena trascorsa come fosse un&#8217;estate normale, per riuscire a far presenza nelle occasioni in cui gli amici gliela richiedevano. Lui, a quanto le risultava, era partito in un lungo viaggio solitario. &#8216;Per riflettere&#8217;, lei ci avrebbe scommesso che fosse questo il titolo del suo ennesimo episodio. Perche&#8217; lui se la scriveva la vita, quella sua e degli altri, manco fossero tutti suoi personaggi. E sul finire, quel messaggio: &#8220;T&#8217;ho amata. Evidentemente più di quanto ti fosse necessario&#8221;. L&#8217;aveva annotato da qualche parte, ma ormai la ricordava a memoria. Punto&#8217; la penna sulla prima riga di un giorno qualsiasi di un mese estivo e prese subito nota di due tracce che solo dopo avrebbe sviluppato e chiarito nella stesura della lettera: non chiedeva né voleva nulla da lui, eppure stava scrivendo in nome di quell&#8217;amore che anche lei aveva voluto. Per questo cercó un incipit al di sopra di tutto ció che era accaduto e cominció a scartoffiare nel suo immenso portamonete tra una serie di aporossimativi bigliettini la cui carta era stata ricavata da angoli di quotidiani, incarti di chewing-gum, scontrini: vi aveva segnato parole e tozzi di frase che avevan attirato la sua attenzione o, addirittura, l&#8217;avevan impressionata. E aveva sempre sperato di poterne condividere ancora una volta e almeno una con lui, almeno questa che, una sera, di ritorno da Venezia, aveva notato su una colonna del binario numero 2 della stazione dei treni: &#8220;dentro di me eri perfetto, poi ti guardavo e vi confondevo&#8221;. Lei stessa non sapeva se era un&#8217;inconscia ammisione di responsabilita&#8217;, non solo sua ma di tutti gli innamorati. Di certo, conoscendolo, lui ci si sarebbe buttato a capofitto, persino oltre il contenuto di quella missiva non ancora iniziata, e avrebbe costretto la sua mente piu&#8217; che il suo cuorea una reazione, una qualche argomentazione.<br />
 Dalla sua protervia polemica era sempre stata affascinata e, al tempo stesso, spaventata. Di bugie gliene si potevano raccontare, come a tutti del resto, ma non di piccole e insignificanti, ché per quelle aveva un fiuto incredibile. Bastava ne cogliesse una perché imprendesse ripide scalate su cime di carta pesta. Ma che storia poteva essere senza i piccoli rifugi di ogni esistenza (una volta le aveva persino confessato di preferire, nel caso, uno di quei grandi inganni che fanno la fortuna delle aneddotiche dei paesi: lei rispose di non sapere se ne sarebbe mai stata capace). Tutto questo non andava ora ripreso ma di certo tenuto bene in mente per qualsiasi considerazione si apprestasse a svolgere ed indirizzargli in quel pezzo di carta. Distratta nei suoi pensieri, fece scattare due volte la punta della sua amata penna a sfera&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ciao!&#8221;<br />
 &#8220;Ma&#8230;&#8221; e i suoi occhi spalancarono tutta la differenza che passa tra il sentirsi e l&#8217;esser stati sorpresi. Per ciò anche un vago senso di imbarazzo.<br />
 &#8220;Sì, lo so, sono piuttosto in anticipo. Ma ho fatto tardi al lavoro e non mi dava tempo&#8230; così ho pensato&#8230; beh&#8230;mi sa che anche tu&#8230; Scusa, mica ti disturbo?&#8221;<br />
 &#8220;Figurati!&#8221; rispose lei, pronta e sorridente a squarciare quell&#8217;odiosa impasse e con essa la pagina che conteneva gli ancor lontani 6 e 7 di luglio, subito accartocciati e spinti con le dita nella bocca che s&#8217;apriva tra tazza e piattino, &#8220;solo non m&#8217;aspettavo di vederti prima di mezz&#8217;ora ancora. Non ti siedi?&#8221;.<br />
 &#8220;Vedo che tu qui hai già consumato&#8221;<br />
 &#8220;Sì&#8230;&#8221;<br />
 &#8220;Allora che ne diresti di farci una passeggiata sino alla fine del corso? Conosco un posticino che credo ti piacerebbe, perc&#8230;&#8221;<br />
 &#8220;Mm&#8230;non dirmi nulla. Mi hai incuriosita&#8221;<br />
 &#8220;Fantastico&#8221;<br />
 &#8220;Lascio due spicci e andiamo&#8221;<br />
 &#8220;Bene&#8230;&#8221;<br />
 &#8220;Hai un ombrello con te?&#8221;<br />
 &#8220;Sì, l&#8217;ho appena comprato per strada&#8221;<br />
 &#8220;Quello?&#8221;<br />
 &#8220;E&#8217; piccolino. Ma scommetto che, se ci stringiamo un po&#8217;, ci stiamo sotto entrambi&#8221;<br />
 &#8220;Dimmi la verità, l&#8217;hai comprato apposta&#8221;<br />
 &#8220;E se anche fosse?&#8221;<br />
 &#8220;Mm&#8230; e se anche fosse? Ne dovremmo parlare&#8230;.&#8221;<br />
 &#8220;Mica vorremo discutere sotto la pioggia&#8221;<br />
 &#8220;Ahah&#8230; sei terribile!&#8221;<br />
 &#8220;Credi?&#8221;<br />
 &#8220;Ecco fatto. Io sono pronta&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Uscirono da quella caffetteria sorridenti e gioviali. Solo alla porta, però, lei ebbe chiara la sensazione di quell&#8217;indistinguibile tintinnio di ceramiche e posate su cui i camerieri s&#8217;avventavano con impassibile solerzia.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Scusami, ho cercato di fare piano&#8221;<br />
 &#8220;Sì, ma dove vai?&#8221;<br />
 &#8220;A casa&#8221;<br />
 &#8220;Devi proprio?&#8221;<br />
 &#8221; È tardi e non ho avvertito nessuno che avrei&#8230;.&#8221;<br />
 &#8220;Passato la notte fuori o con me?&#8221;<br />
 &#8220;Entrambe le cose&#8221;<br />
 &#8220;Ah&#8230;entrambe le cose..&#8221;<br />
 &#8220;Che c&#8217;è di strano?&#8221;<br />
 &#8220;Nulla, nulla&#8221;<br />
 &#8220;Dai, domani parliamo&#8221;<br />
 &#8220;Stai attenta con la macchina a quest&#8217;ora&#8221;<br />
 &#8220;È quasi l&#8217;alba, ci sarò solo io per strada a quest&#8217;ora&#8221;<br />
 &#8220;E gli spazzini&#8221;<br />
 &#8220;E gli spazzini, sì. A proposito, non trovo un orecchino, domani non fare lo spazzino e conservamelo&#8221;<br />
 &#8220;Quindi ci rivediamo&#8221;<br />
 &#8220;Sì, ma fammi sapere dell&#8217;orecchino. Ci tengo. Scappo!&#8221;<br />
 &#8220;Almeno un bacio?&#8221;<br />
 &#8220;Hai ragione, scusa&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">S&#8217;avvicinò e chinò a baciarlo trafelata, carica di due soli ma voluminosi capi, una giacca ed un soprabito di lana accartocciati tra le braccia come fossero caduti in una cesta.<br />
 Marco colse subito la differenza di quel bacio con quelli di quando, la sera prima, era accaduto tutto ma volle addebitarla alla natura dei baci del mattino, secondo lui incerti come ogni alba. La osservó uscire immobile nel suo letto prima di intuire la difficoltà di tornare ad addormentarsi. Fu così che dopo qualche minuto decise di approfittare della levata di buon ora per abbozzare una lauta colazione, che peraltro avrebbe dovuto comporsi di ciò che avrebbe caparbiamente scovato dietro gli stipi del cucinotto annesso al piccolo soggiorno.<br />
 Dopo un quarto d&#8217;ora di frenetica preparazione, sulla tavola accampò un bricco con latte freddo, una caffettiera fumante, un enorme barattolo di yogurt semivuoto, due fette biscottate da testare e una conserva della zia ancora incartata in un foglio di giornale.  Quegli elementi affini, eppure ben separati, davano illusione di dominio sulle proprie cose. Anzi, sentì la necessità di cambiare la loro disposizione circa un paio di volte prima di versarsi almeno una tazza di quel caffè. Poi, scartato il barattolo, la curiosità sul tipo di marmellata contenuta fu subito mitigata proprio da un trafiletto su quella vecchia e maltrattata pagina di giornale. Essa dava stretta cronaca della morte di due giovani immigrati sudamericani in un incidente stradale al ritorno da un concerto serale di un noto cantautore loro connazionale. Si trattava di un ragazzo e una ragazza non più che trentenni, eppure, secondo quell&#8217;articolo, ciò che aveva particolarmente commosso la comunità alla quale i due sfortunati appartenevano era un particolare riferito dagli agenti per primi accorsi a quel tragico incrocio: sembra che il corpo esanime del ragazzo ancora stringesse tra le mani un bigliettino della ragazza che recitava &#8220;jamàs podrìa vivir sin amar. jamàs podrìa amar otro que tù&#8221;.<br />
 Marco sorrise di compassione per quella dolce ingenuità d&#8217;un tempo, come una marmellata preparata in casa e consegnata a mo&#8217; di reliquia. Cercò la data sul bordo alto della pagina ma lo strappo l&#8217;aveva evidentemente persa, solo dalle altre notizie poteva farsi un&#8217;idea di una paio di mesi addietro.<br />
 Si stava freddando, perciò appallottoló quel pezzo di carta e si versó altro caffè. Sorseggiò. Non gli era venuto poi tanto male.</p>
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		<title>stò&#124;ria</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbecedario]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/02/5giornate.jpg>La storia delle donne e degli uomini</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: x-large;">La storia delle donne e degli uomini</span></em><em> </em></p>
<p>da Giovanni Visconti Venosta,<em> Ricordi di gioventú</em>, <br />
 tipografia editrice L. F. Cogliati, Milano, 1904, pag. 135</p>
<p>(un sentito ringraziamento alla dott.ssa Giulia Frontoni che ha segnalato il brano)</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: xx-large;"><br />
 <span style="font-size: large;"><strong>&#8220;</strong> </span></span></em><span style="font-size: large;">Sugli avvenimenti del giorno peró non si parlava che sottovoce, perché nessuno aveva osato dire a donna Rosa che c&#8217;era stata una rivoluzione. Questa parola, che si univa ai ricordi della rivoluzione giacobina, l&#8217;avrebbe fatta cadere in deliquio.<br />
 Durante le Cinque Giornate erano riusciti a farle credere che un tempaccio orribile impedisse ai soliti della conversazione di venire da lei, aggiungendo per di piú che le cannonate erano tuoni. La grave etá di lei, e la sorditá, avevano reso possibile il lasciarla in questo inganno; ed essa, nei due o tre anni che sopravvisse al &#8216;48, ricordava di tanto in tanto quel gran <em>temporale</em> che per cinque giorni aveva interrotta la sua conversazione, obbligandola a tener chiuse le imposte delle finestre <em><strong>&#8220;</strong></em>.</span></p>
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		<title>Odio al giorno</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 02:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[di ny. a.]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/02/22340_1337408242509_1450204609_890311_1516674_n.jpg>Odio al giorno</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Ninny Antonino Aiuto   </p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Oggi serbo odio al giorno,</p>
<p>elementare nei suoi tratti numerali</p>
<p>e però così presuntuoso</p>
<p>nella sua stupida voglia immotivata</p>
<p>di ricordare</p>
<p>giorni che forse gli assomigliarono.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Oggi serbo odio al giorno,</p>
<p>oggi annoiato stanco e lento</p>
<p>sin dal suo liturgico inizio,</p>
<p>data civettuola</p>
<p>di mille casse di poveri amanti</p>
<p>con faccette fragili – troppo</p>
<p>per il peso che comporta qualsiasi giorno</p>
<p>di tantissimo amore.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Oggi serbo odio al giorno,</p>
<p>ché so già che non vincerò mai</p>
<p>le sue allegre corsette di contentezza</p>
<p>senza riparo alcuno per i perdenti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Proprio quello, odio. Da quella volta</p>
<p>che decidesti di segnarne una –</p>
<p>questa – per tutte</p>
<p>le altre dannate date di tu ed io.</p>
<p>E ciò che è rimasto è un giorno,</p>
<p>per sempre segnato e proprio lì</p>
<p>troncato con un gran taglio verticale.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="font-size: x-large;">Odio al dìa</span></strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Hoy le tengo odio al dìa,</p>
<p>tan sencillo en sus rasgos numerales</p>
<p>y pero bastante presumido</p>
<p>en sus bobas ganas desmotivadas</p>
<p>de recordar</p>
<p>días que quizás se le parecieron.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Hoy le tengo odio al día,</p>
<p>hoy aburrido cansado y lento</p>
<p>ya desde su litúrgico comienzo,</p>
<p>fecha coqueta</p>
<p>de mil cajas de pobres amantes</p>
<p>con caritas fragiles – demasiado</p>
<p>por lo pesado que es cualquier día</p>
<p>de muchisímo amor.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Hoy le tengo odio al día,</p>
<p>que tengo claro que nunca voy a ganar</p>
<p>sus alegres carreras de contento</p>
<p>sin ningún ámparo a los perdientes.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Eso es, odio. Desde aquel entonces</p>
<p>en que planteaste ponerle sello</p>
<p>a una – esta – para todas</p>
<p>las demás putas fechas de tú y yo.</p>
<p>Y lo que ha quedado es un día,</p>
<p>para siempre marcado y justo ahí</p>
<p>partido de un gran corte vertical.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>cit&#124;tà</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 15:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbecedario]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/02/n1450204609_8075_5258.jpg"> La città fatta a Infermo</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ee; text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/02/1-09-Eccotela-Qui.m4a"></a><a href="http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/02/10-La-Città-Fatta-A-Inferno.m4a"><span style="font-size: xx-large;">La città fatta a Inferno</span></a></span></p>
<p> <span style="font-size: medium;">in Tito Schipa Jr., <em>Orfeo 9</em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em> </em></span><span style="font-size: small;">Fonit Cetra (1970) 2003</span> </p>
<h2></h2>
<h5>Orfeo e un passante<span style="font-weight: normal;"> </span></h5>
<p>- Mi scusi ha visto una ragazza?</p>
<p>- Vivi vivere noi vivremo</p>
<p>- Non scherzo ha mica visto una ragazza?</p>
<p>- Tu fa’ solo che &#8211; poi vedremo</p>
<p>- Ah non ci speravo di trovare dell&#8217;aiuto e tutta la notte che mi sento sperduto. Posso darti del tu? Hai visto una ragazza?</p>
<p>- E&#8217; tardi, com&#8217;è  tardi, è sempre tardi devo proprio andare, lasciami</p>
<p>- Tu sei proprio come me, non ti fermi mai. Che  piacere mi fa incontrarti qui. Parliamo della cosa che cerchiamo insieme, tu lo sai cos&#8217;è</p>
<p>- E siamo nati qui &#8211; ma non potrei giurare</p>
<p>- Ma perché dici così</p>
<p>- Io ragazze non ne ho tu chi vuoi inguaiare. A me NO NO NO NO NO NO NO NO</p>
<p>- No, io ti ho chiesto solo della mia ragazza la mia ragazza la mia ragazza. Non era una domanda così pazza, perché mi tratti così – perché?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h4>I Narratori<em> </em></h4>
<p>E&#8217; la città fatta a inferno non c&#8217;è eco nel vuoto dovessi cantare o gridare in eterno</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h4>Orfeo e le Ombre</h4>
<p>- Gente aiutami a cercare</p>
<p>- Cosa?</p>
<p>- Non lo so</p>
<p>- Non lo sai?</p>
<p>- E&#8217; sempre peggio a dire &#8211; non lo so spiegare</p>
<p>- Come puoi se non lo sai?</p>
<p>- La storia di quel cieco che ha sognato un colore e cercava di spiegarlo a un altro cieco a parole…</p>
<p>- Il colore di che? Non era una ragazza?</p>
<p>- Ma andando per le strade, sfiorando le mani cogliendo negli sguardi dei gridi lontani pensavo: a parte il   viso sarà uguale per tutti ed anche tra le smorfie dei pensieri più brutti ci sarà un punto chiaro del colore di lei magari un altro nome ma in fondo sempre lei oppure il suo ricordo sentirmi dire: lo so, so che ami so che cerchi auguri a te e a me invece no no no no no no no no</p>
<p>In fondo cerco solo una ragazza, la mia ragazza, la mia ragazza non è questa domanda così pazza. Perché vorrei non essere qui? Oh, no!</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h4>I Narratori<span style="font-weight: normal;"> </span></h4>
<p>E&#8217; la città fatta a inferno non c&#8217;è eco nel vuoto dovessi cantare o gridare in eterno</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em>Uno Strillone<span style="font-style: normal;"> </span></em></p>
<p>IL REFERTO E&#8217; DA CONSIDERARSI PERDUTO, RESTA SOLTANTO LA VITA CHIMICA ! OGNI PADRE VIENE RIMPROVERATO DI ESSERE CIECO !  CON SGUARDO ALLUCINATO HA RISPOSTO: NON CI SONO PIU&#8217; ! DICHIARA:  LA GENTE PREFERISCE VIVERE ANZICHE&#8217; MORIRE, NON HO BISOGNO D&#8217;ALTRO !  PRIMI PASSI VERSO LA MESSA APPUNTO DI UNA CAPACITA’ MILITARE ECOLOGICA ! <br />
NULLA E&#8217; CAMBIATO: IL SILENZIO E&#8217; UNA NORMA E L&#8217;ONDATA DI GELO COLPISCE TUTTI !</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h4>I Narratori</h4>
<p>E&#8217; la città fatta a inferno non c&#8217;è eco nel vuoto dovessi cantare o gridare in eterno</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h4>Il Venditore e Orfeo</h4>
<p>- Andiamo, vieni a casa mia</p>
<p>- Dici davvero, mi prendi con te?</p>
<p>- Ti sistemo, vieni a casa mia troverai tutto quello che vuoi</p>
<p>- Tu si che sei buono, tu capisci le cose</p>
<p>- Ho sempre avuto l&#8217;hobby delle classi bisognose</p>
<p>- Cosa c&#8217;entra con me?</p>
<p>- Conosco la tua razza</p>
<p>- No no no no no mi sa che non ci sei io quel che cerco è solo una ragazza e se ritrovo lei ho risolto tutto tutto tutto  tutto</p>
<p> - E allora caschi bene, io so <em>tutto</em> su tutto. Tutto è molto di più di più di una ragazza</p>
<p>- Ma che ne sai, chi sei?</p>
<p>- Ti salvo Orfeo, sei salvo</p>
<p>- Allora no, grazie no son io che dico no no no no no no no no no no no</p>
<p>- Aspetta, dove credi di scappare il tuo dovere è di ascoltare. Se vuoi esser salvo sta’ con noi non puoi fare tutto quello che vuoi non fidarti di te oh no. Questa città ti vuol bene tu regalaci i sogni lascia scegliere a noi quel che ti conviene. Ascolta..</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h4>Le Ombre<span style="font-weight: normal;"> </span></h4>
<p>Non pensare mai che in fondo è bene <br />
Non guardare mai negli occhi un animale <br />
Non studiare storia medioevale <br />
Non lasciarti affascinare dai colori <br />
Non usare la parola adesso <br />
Non chiamare il gabinetto cesso <br />
Guai a te se<br />
E guarda sempre giù <br />
Evita di</p>
<p>E guarda sempre giù</p>
<p>Non</p>
<p>Su</p>
<p>Guai</p>
<p>Mai</p>
<p>No no no no no no no no no no no no no no no no no </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vien&#124;tre</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 15:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbecedario]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/02/luna-31.jpg">Menos tu vientre</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2010/02/01-Menos-tu-vientre.m4a"><span style="font-size: x-large;">Menos tu vientre</span></a></p>
<p><span style="font-size: medium;">en Joan Manuel Serrat, <em>Miguel Hernández</em>,</span></p>
<p>por Miguel Hernández, cantada por Joan Manuel Serrat</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="font-size: x-large;">Menos tu vientre</span></strong></p>
<p>por Miguel Hernández</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="font-size: medium;">Menos tu vientre, <br />
 todo es confuso. <br />
 Menos tu vientre, <br />
 todo es futuro <br />
 fugaz, pasado <br />
 baldío, turbio. <br />
 Menos tu vientre, <br />
 todo es oculto. <br />
 Menos tu vientre, <br />
 todo inseguro, <br />
 todo postrero, <br />
 polvo sin mundo. <br />
 Menos tu vientre, <br />
 todo es oscuro. <br />
 Menos tu vientre <br />
 claro y profundo.</span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="font-size: x-large;">Meno il tuo ventre</span></strong></p>
<p>traduzione di Ninny Aiuto</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="font-size: medium;">Meno il tuo ventre, <br />
 tutto è confuso. <br />
 Meno il tuo ventre,<br />
 tutto è futuro <br />
 fugace, passato <br />
 infertile, torbido. <br />
 Meno il tuo ventre,<br />
 tutto è occulto. <br />
 Meno il tuo ventre,<br />
 tutto è insicuro, <br />
 tutto ultimo, <br />
 polvere senza mondo. <br />
 Meno il tuo ventre,<br />
 tutto è buio. <br />
 Meno il tuo ventre<br />
 chiaro e profondo.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>scri&#124;vi&#124;ve&#124;re</title>
		<link>http://www.ilpozzoelaluna.it/2010/ciao-questa-e-una-prova/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 15:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbecedario]]></category>
		<category><![CDATA[di ny. a.]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2008/03/scrivivere.jpg>scrivivere</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-size: small;">questo e&#8217; un post in continuo aggiornamento</span></em></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><em><br />
 </em></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">La vita che viviamo é teatro. Le persone che ci si fanno innanzi sono racconti. Le nostre poesie su di loro nascondono un dramma.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">La parola pronunciata utilizza la realtá, come oggetto, riferimento o strumento. La parola nel dialogo la ferisce. La poesia pone le parole in ridicolo e le mostra inadatte a rappresentare qualsiasi realtá.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="line-height: normal; color: #555555;"><span style="color: #000000;">Non si finisce mai di conoscere le parole che teniamo in serbo per gli altri.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="line-height: normal; color: #555555;"><span style="color: #000000;">Solo quando il ricordo e&#8217; estremamente utile (non) ci si accorge che sarà assai probabile dimenticare.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">Il racconto non anticipa nè segue la realtà. Verosimilmente, è realtà.<br class="spacer_" /></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br class="spacer_" /></span></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 46px; width: 1px; height: 1px;"><span style="font-family: 'Hoefler Text', Georgia, Georgia, serif, sans-serif; line-height: 22px; color: #444444; font-size: 14px;"></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="color: #000000;"><br class="spacer_" /></span></p>
<h2 class="entry-title" style="margin-top: 0.5em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.25em; margin-left: 0px; text-decoration: none; font-size: 3.6em; outline-style: none; outline-width: initial; outline-color: initial; font-weight: 100; background-image: initial; background-repeat: initial; background-attachment: initial; -webkit-background-clip: initial; -webkit-background-origin: initial; background-color: #ffffff; letter-spacing: -0.05em; line-height: 1.2em; background-position: initial initial; padding: 0px;"><span style="color: #000000;">|</span></h2>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p></span></div>
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		<title>pre&#124;ghiè&#124;ra</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 19:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbecedario]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2009/12/pregare.jpg>Potenza della fede</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: xx-large;"><strong>Potenza della fede<br />
 </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
 di Paola Pistolesi,<br />
 su <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=225383849391&amp;comments">http://www.facebook.com/note.php?note_id=225383849391&amp;comments</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em></p>
<p> </em></p>
<p><em></p>
<blockquote><p>Sabato scorso ho accompagnato mio figlio Francesco,in un ospedale di Roma sulla via Casilina, a fare una risonanza magnetica alla spalla.Nella sala d&#8217;attesa c&#8217;erano alcune persone,tra queste spiccava una coppia fantastica.Ambedue settantenni,lui piuttosto &#8220;ciancicato&#8221;lei un peperino.La signora era molto portata per le P.R.e si informava sul motivo che ci aveva portati lì,il marito intanto stava zitto zitto.Dopo una breve intervista a noi tutti,con aria orgogliosa ci racconta il suo &#8220;motivo&#8221;.&#8221;Ar primo de giugno Peppe (il marito)se fa pjà un&#8217;ictusse,vero Pe?E lui &#8220;vero&#8221;.Lo ricoveramo io e er mi fijo,stava proprio brutto &#8220;vero Pe&#8221;,&#8221;vero&#8221;,io me pensavo drentro de me :questo me rimane così,tutto rinc&#8230;,e io comme faccio?&#8221;"vero Pe &#8220;vero&#8221;,allora me so fatta forza,so ita alla Madonnina in fonno ar coridoio der reparto,e così,me so nginocchiata e jo detto&#8221;Madonnina mia !per carità,io te chiedo solo na cosa,se mo o devi lassà così,che nun se pò move,nun pò anna ar bagno da solo,se sbava,e nun capisce un c&#8230;.portatelo co te,ridotto così sarebbe n&#8217;infelice e io puro, c&#8217;ho troppo da fa coi nipotini,er centro anziani,mettete na mano sulla coscienza e grazie .T&#8217;ho sempre pregata e tu lo sai.&#8221;Vero Pe&#8221;" Vero &#8220;.aò doppo un ber pò de ggiorni sti fio dena&#8230;s&#8217;aripreso &#8220;vero Pe&#8221;, &#8220;Vero&#8221;, certo strascica er piede destro c&#8217;ha la bocca npò storta,ma ntanto va ar bagno da solo e capisce&#8230;certo non è che puro prima ha mai capito tanto AH AH AH AH &#8220;Vero Pe&#8221; &#8220;Vero&#8221;.</p></blockquote>
<p></em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>pit&#124;to&#124;ré&#124;sco</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 12:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbecedario]]></category>
		<category><![CDATA[di ny. a.]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2009/11/pittoresco.jpg>Sull'egoismo delle parole</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="font-size: x-large;">Sull&#8217;egoismo delle parole</span></em></strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="font-size: small;">30 novembre 2009, Palma de Mallorca<br />
 </span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-size: small;">Stamane, la paffuta dirimpettaia, sulla soglia si dimenava al pungente freddo mattutino con sguardo vago e appena indossando un lungo ma leggero vestitino beige, a fiori, e dal quale si podevano intravedere i nudi piedi. Pittoresco.</span></em></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-size: small;">Appaiono sempre pittoreschi i ritardi altrui.</span></em></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-size: small;">Ninny</span></em></span></p>
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		<title>Gre&#124;gue&#124;rí&#124;a</title>
		<link>http://www.ilpozzoelaluna.it/2009/gregueria/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 13:27:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninny</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbecedario]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.ilpozzoelaluna.it/wp-content/uploads/2009/11/la-cuchara-herida-chema-madoz.jpg>Gre&#124;gue&#124;rí&#124;a</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Género literario creado por Ramón Gómez de la Serna, consistente en una imagen en prosa que presenta una metáfora parcial y sorprendente de algún aspecto de la realidad</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>extracto de Ramón Gomez de la Serna, <em><strong>Nuevas Greguerías</strong></em>,<br />
(y fotografías de Chema Madoz),  Editorial La Fábrica 2009</p>
<p><em>traducción de Ninny Aiuto</em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Amor: espionaje</p>
<p><em>Amore: spionaggio</em></p>
<p>*****</p>
<p>Si no hubiese luna, los ríos equivocarían su camino.</p>
<p><em>Se non ci fosse la luna, i fiumi sbaglierebbero strada.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Con baraja de espejos nos jugamos la vida.</p>
<p><em>Con un mazzo di specchi ci giochiamo la vita.</em></p>
<p>*****</p>
<p>¡Ojo! La muerte llega sin sentirla porque se pone nuestras zapatillas.</p>
<p><em>Occhio! La morte arriva senza far rumore perche&#8217; si mette le nostre pantofole.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Cuando la mano izquierda del pianista salta sobre la derecha le roba notas del lado que estaba prohibido.</p>
<p><em>Quando la mano sinistra del pianista salta la destra le ruba note dal lato che era vietato.</em></p>
<p>*****</p>
<p>La botella vacía aumenta la soledad.</p>
<p><em>La bottiglia vuota accresce la solitudine.</em></p>
<p>*****</p>
<p>La R de recuerdo es de hierro forjado.</p>
<p><em>La R del ricordo e&#8217; di ferro battuto.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Si el corazón fuese de forma cuadrada no tendría tantas veleidades.</p>
<p><em>Se il cuore fosse di forma quadrata non avrebbe tutte queste velleita&#8217;.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Existen las esquinas para que pueda arrepentirte del camino que sigues.</p>
<p><em>Gli angoli esistono affinche&#8217; tu possa pentirti della direzione che hai intrapreso.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Los chinos escriben de arriba abajo porque la palabra comienza en el cielo y acaba en el abismo.</p>
<p><em>I cinesi scrivono dall&#8217;alto in basso perche&#8217; la parola comincia in cielo e finisce nell&#8217;abisso.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Antes que buscar una palabra en el diccionario es preferible inventar otra.</p>
<p><em>Prima di cercare una parola nel dizionario e&#8217; preferibile inventarne un&#8217;altra.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Sonó el fren del automóvil como si hubiese atropellado a un violín.</p>
<p><em>Suono&#8217; il freno dell&#8217;automobile come se avesse investito un violino.</em></p>
<p>*****</p>
<p>¡Qué escalofrío en la espina dorsal del piano cuando alguien toca de corrido todo su teclado con un solo dedo!</p>
<p><em>Che brividi alla spina dorsale del piano quando qualcuno gli tocca di fila tutti i tasti con un solo dito!</em></p>
<p>*****</p>
<p>Futuro:  plagio del pasado.</p>
<p><em>Futuro: plagio del passato.</em></p>
<p>*****</p>
<p>El académico lleva puestos los tirantes del idioma.</p>
<p><em>L&#8217;accademico indossa le bretelle della lingua.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Nos miran las aceitunas con ojos imploradores.</p>
<p><em>Ci guardano le olive con occhi imploranti.</em></p>
<p>*****</p>
<p>El punto y coma es una broma.</p>
<p><em>Il punto e virgola e&#8217; uno scherzo.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Cinematógrafo: diario íntimo de lo que no nos sucedió nunca.</p>
<p><em>Cinema: diario intimo di cio&#8217; che mai ci e&#8217; successo.</em></p>
<p>*****</p>
<p>A las mandarinas les viene grande el corpiño.</p>
<p><em>Ai mandarini il corpetto gli viene grande.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Cuando sorprendemos a la escoba, se disculpa de no haberse peinado bien.</p>
<p><em>Quando sorprendiamo la scopa, quella si scusa per non essersi pettinata per bene.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Máquina de escribir: el anfiteatro de las letras.</p>
<p><em>Macchina da scrivere: l&#8217;anfiteatro delle lettere.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Las  gallinas de las estaciones del campo saben el horario de los trenes.</p>
<p><em>Le galline delle stazioni di campagna conoscono gli orari dei treni.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Poniendo el oído en un buzón postal se oye un murmullo de adioses.</p>
<p><em>Avvicinando l&#8217;orecchio a una cassetta postale si sente un mormorio di addii.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Las hojas de los árboles interpretan lo que quiere decir la sombra.</p>
<p><em>Le foglie degli alberi interpretano cio&#8217; che l&#8217;ombra vuole dire.</em></p>
<p>*****</p>
<p>El dedo gordo del pie derecho quiere ser director de orquesta.</p>
<p><em>L&#8217;alluce del piede destro vuol esser direttore d&#8217;orchestra.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Hombre: eco de un eco.</p>
<p><em>Uomo: eco di un eco.</em></p>
<p>*****</p>
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