I tanti volti del “rispetto” in Sicilia
estratto da un articolo di Salvo Palazzolo, su palermo.repubblica.it
…le parole dell’allora giudice istruttore Giovanni Falcone, che nella sentenza-ordinanza del maxiprocesso scriveva: «I Salvo si sono avvalsi della mafia per raggiungere posizioni di potere di assoluto rilievo e hanno costituito uno dei fattori maggiormente inquinanti delle istituzioni della Sicilia». Rivelò Buscetta: «Sono uomini d´onore della famiglia di Salemi, come tali mi sono stati presentati da Stefano Bontade».
(…..) Il parroco di Regina Pacis, Aldo Nuvola, dice: «La signora Puma, vedova Salvo, fa parte del gruppo dei neocatecumenali ed è una straordinaria animatrice della Caritas (…..) quando arrivai in parrocchia, non sapevo che fosse la moglie di Ignazio Salvo. Il giorno che si pose il problema di acquistare un nuovo confessionale, lei si fece avanti. Mi chiese solo quella targhetta in memoria del marito…
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mia nota: nell’articolo si dice che “alcuni parrocchiani di Regina Pacis non hanno mai gradito quella presenza ingombrante in chiesa“. E’ comprensibile. Ma pur se da cittadino anti-mafia quale ritengo di essere, mi sento in dovere di distinguere, almeno all’interno del mio stesso modo di pensare, quella che è una sacrosanta battaglia di civiltà e legalità da ciò che concerne una sfera assolutamente intima e personale, che solo la ‘necessaria’ liturgia comunitaria della fede cattolico-cristiana finisce per rendere esposta alla ‘notizia’.
Per la signora Puma quello era suo marito, checché se ne dica. E spero che nessuno pensi di negare alla vedova, di una persona deceduta in qualsivoglia circostanza, il diritto e il rispetto del suo dolore, il diritto di ’santificare’ il loro amore in maniera personale e secondo le possibilità offerte dalle logiche del messaggio evangelico e liturgico della propria fede.
E non mi pare che alcuno dei familiari Salvo abbia preteso sepoltura dentro le mura dell’edificio ecclesiale come invece è avvenuto, senza neanche poi vero clamore, nella capitale della nostra amata Repubblica.
Semmai, un po’ più di attenzione e ‘finezza’ da parte degli ecclesiastici avrebbe potuto indirizzare i familiari del defunto su qualche altro bene strumentale (alcune panche, un candeliere o non so cosa) su cui apporre la propria targa, e non su uno sparuto confessionale dove, in una qualsiasi bella domenica palermitana, potrebbe capitare anche le vedova Borsellino o i congiunti di Falcone ad inginocchiarsi per chiedere il sacramento della confessione.
