La politica è ciò che si vuole
Mi faceva un certo effetto vedere le due notizie una accanto all’altra. Il leader politico del nostro paese osannava alla storia colui che veniva sconfessato (ancora una volta, si potrebbe dire) dall’opinione pubblica mondiale, ed oggi – più che mai – da quell’opinione scientifica, razionale, senza colore, costretta ai numeri ed ai ragionamenti che, anche quando sbagli il destinatario del riconoscimento (Nobel in Japan, “ma la scoperta è italiana”), difficilmente manca (o manca del tutto) di centrare la correttezza o la straordinarietà delle tesi scientificamente e culturalmente proposte.
Ma questo al nostro Presidente del Consiglio interessa poco, ben consapevole come la gran parte dell’elettorato sconosca e si disinteressi di quella scienza si cui si fonda la concretezza del nostro presente e la sostenibilità (o meno) del nostro futuro.
Lui osanna Bush. E se ben sa che, soprattutto di questi tempi, ciò potrebbe rappresentare un grave, gravissimo, errore politico internazionale, sa anche che l’opinione pubblica internazionale non vota. O almeno non è chiamata a votare per lui. Sa, Berlusconi, che dare politicamente del “tu” a Geroge “dabliu” Walker Bush è per lui più o meno come la comparsata della velina accanto alla ben più famosa star – non importa se simpatica o antipatica, se in declino o all’apice, è comunque lì a garantire, e ancora per qualche tempo, una bella fetta di ‘audience’.
I Nobel avranno pure ragione, eppure la gente non guarderà certo ad altisonanti riviste dai nomi incomprensibili ma un semplice speciale del Tg1 dove, volente o nolente, la sciatta cronaca di un modesto Presidente di un importante paese assurse tragicamente a leva del cambio binario di questo pezzo di storia.

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