Il pozzo e il pendolo
(clicca sul link per ascoltare il brano)
di Ivano Fossati,
in Il grande mare che avremmo traversato,
Fonit Cetra 1973 (2008)
Il pozzo e il pendolo
estratto da Edgar Allan Poe, Il pozzo e il pendolo,
(pubblicato per la prima volta nel 1842)
[…] Ero caduto sull’orlo d’un pozzo circolare del quale non avevo, però, alcun mezzo per calcolare l’ampiezza. Tentando la parete al di sotto del margine, riuscii a rimuovere un piccolo frammento e lo lasciai cadere nell’abisso. Restai qualche secondo, colle orecchie tese ai rimbalzi che esso faceva contro le pareti del pozzo, cadendo, e infine udii un tonfo sordo e lontano, seguito da echi e sciacquii rumorosi. […] Compresi, con tutta chiarezza, la sorte che mi era stata riservata […].
Levai gli occhi ad esaminare il soffitto della segreta. Esso era ad un’altezza di trenta o quaranta piedi da me, e costruito in maniera assai somigliante a quella delle mura laterali. In uno degli scomparti vidi dipinta una figura talmente strana che assorbì tutta la mia attenzione: essa rappresentava il Tempo, con tutti gli attributi che sogliono darglisi, eccetto che, invece d’una falce, egli aveva in mano un oggetto che io credetti, a una prima occhiata, un grosso pendolo, simile a quello che posseggono taluni orologi antichi. […] Vidi – in preda a quale agghiacciante terrore è inutile che io dica – che la sua estremità inferiore era formata da una lama, da una lucente falce d’acciaio, lunga, da corno a corno, un piede all’incirca, colle punte all’insù ed il taglio inferiore affilato come un rasoio […] e, nel mentre che oscillava nell’aria della segreta, mandava un orribile fischio […] pollice per pollice… frazione per frazione… in una discesa apprezzabile solo a intervalli che mi parevano secoli, esso si abbassava man mano, senza fermarsi, mai, mai…
