di Ninny Antonino Aiuto
Ciril ci aprì la borsa degli attrezzi, noi ringraziammo con lo sguardo assorto dei neofiti e non toccammo nulla. Ad esser cauti, c’era di mezzo almeno mezzo secolo ma l’occhio svelto con calma divorava i nostri zigomi, fermi sino all’ora certa del suo sì. La parola lui se l’era conquistata e pure quella voce sua, a tratti irresistibilmente sussurrata. Poi confortò la sera con più terribili parole: “…l’amore, sì. L’amore sempre!” Uroš svelto prese nota, prima d’inabissarsi tutto dentro alla poltrona – e lassù, quel libro con la scritta ‘France’ (ed altre tre lettere mi pare…), solo ed orgoglioso testimoniava amaro tutta quanta un’intera antologia sul tema primo dell’inutile necessità del sentimento. All’alba ci attendeva già Ljubljana-Maribor, diciassette volte una canzone che insistentemente ripeteva: “ma non posso… ma non posso”.
Maribor (Slovenia), marzo 2007
