Ad un’amica su Facebook
Ilpozzoelaluna.it Blogsite ha scritto
alle 0.56 del 11 novembre 2008
Uccidersi, parlare di suicidio è legittimo quanto egoistico. Lo si fa, seppur tragicamente, per se stessi. E si toglie agli altri (anche quelli che paiono non aver bisogno, distanti, quasi rifiutarci) la possibilità di contare su di noi.
Bisogna solo capire non cosa si faccia a questo mondo ma, piuttosto, perché si sia venuti e si continui a venire al mondo. Sì, chiaro, per una sorta di ideologia della procreazione e un irrefrenabile desiderio dell’atto stesso della procreazione, quand’anche fine a se stesso.
Che si creda o meno ad una divinità che ci sovrasti, l’esistenza d’ognuno di noi dev’essere come una variabile di eccitazione della quiete altrui, di maniera che tutte le esistenze diventino attive e significanti.
Ci si può ribellare a questo. Ma, checché se ne dica, rimane come un atto egoistico che libera da qualcosa ma non porta né sollievo né aggiunge nulla al messaggio di cui si è stati o si è pensato di esser portatori.
A volte neanch’io riesco a dire ‘viva la vita’. Eppure penso che la mia vita, sebbene nessuno abbia il diritto di violarla, di strapparmela, comunque non mi appartenga. E l’ho scoperto la prima volta che ho visto occhi languidi ad ascoltare le mie parole, silenzio d’abbandono alle mie pagine, mano tremebonda ad un rincontro.
Bisogna solo capire non cosa si faccia a questo mondo ma, piuttosto, perché si sia venuti e si continui a venire al mondo. Sì, chiaro, per una sorta di ideologia della procreazione e un irrefrenabile desiderio dell’atto stesso della procreazione, quand’anche fine a se stesso.
Che si creda o meno ad una divinità che ci sovrasti, l’esistenza d’ognuno di noi dev’essere come una variabile di eccitazione della quiete altrui, di maniera che tutte le esistenze diventino attive e significanti.
Ci si può ribellare a questo. Ma, checché se ne dica, rimane come un atto egoistico che libera da qualcosa ma non porta né sollievo né aggiunge nulla al messaggio di cui si è stati o si è pensato di esser portatori.
A volte neanch’io riesco a dire ‘viva la vita’. Eppure penso che la mia vita, sebbene nessuno abbia il diritto di violarla, di strapparmela, comunque non mi appartenga. E l’ho scoperto la prima volta che ho visto occhi languidi ad ascoltare le mie parole, silenzio d’abbandono alle mie pagine, mano tremebonda ad un rincontro.
Bacio, Ninny
